Piani individuali risparmio: conversione dl Rilancio conferma PIR alternativi

Piani individuali risparmio - Photo credit: cottonbro da PexelsCon il via libera della Camera alla legge di conversione del decreto Rilancio viene potenziata la capacità dei Piani di risparmio a lungo termine di convogliare gli investimenti dei contribuenti verso l'economia reale, offrendo la possibilità di costituire un secondo PIR, con vincoli di investimento più specifici, a beneficio delle imprese di minori dimensioni non quotate.

Contributi a fondo perduto e altre misure per le imprese nel decreto Rilancio

La novità è contenuta nell’articolo 136 del decreto Rilancio - confermato dalla legge di conversione approvata dall'Aula della Camera e ora in attesa del via libera definitivo dal Senato - che introduce una misura di carattere strutturale per incentivare gli investimenti, sia in capitale di rischio sia in capitale di debito, nell’economia reale e, in particolare, nel mondo delle società non quotate. Per farlo si interviene sulla disciplina dei Piani di risparmio a lungo termine, potenziandone la capacità di convogliare risparmio privato verso il mondo delle piccole imprese attraverso la costituzione di un secondo PIR con dei vincoli di investimento più specifici.

Cosa sono i PIR

Nella loro formulazione originaria i PIR sono Piani di risparmio sottoscritti da persone fisiche residenti in Italia, nel limite di 30mila euro annui e di 150mila euro totali, i cui rendimenti beneficiano di un regime di esenzione fiscale a condizione che siano detenuti per almeno 5 anni e rispettino alcune condizioni. Tra queste, che almeno il 70% del Piano sia investito in strumenti finanziari emessi da società italiane (o UE/SEE con stabile organizzazione in Italia) e che di questo 70% almeno il 30% sia investito in società non quotate sul FTSE MIB o indici equivalenti.

La legge di Bilancio 2019 ha stabilito che in ciascun anno solare di durata del Piano e per almeno i due terzi dell'anno stesso, all'interno della quota del 70% siano rispettati valori minimi di investimento in strumenti finanziari emessi da PMI e in quote o azioni di Fondi per il Venture capital.

> Per approfondire: PIR – il decreto attuativo sui Piani individuali di risparmio

La nuova disciplina dei PIR nel decreto Rilancio

Con l’articolo 136 della legge di conversione del dl Rilancio gli investitori hanno la possibilità di costituire un secondo PIR, con vincoli di investimento più specifici.

Questi PIR alternativi sono pensati per indirizzare le risorse del risparmio privato verso le piccole e medie imprese non quotate, particolarmente esposte alle conseguenze della crisi dovuta al Coronavirus.

Come funzionano i PIR alternativi

In base al decreto Rilancio, fermo restando che ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo Piano di risparmio a lungo termine e che ogni PIR può avere un solo titolare, all'interno di un portafoglio singolo i contribuenti potranno sottoscrivere, due Piani di risparmio, uno ordinario e uno alternativo caratterizzato dai nuovi vincoli d’investimento.

Per la costituzione del nuovo PIR sarà possibile rivolgersi, oltre che ad Organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) aperti e a contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, anche ad altri intermediari, quali gestori di fondi di investimento alternativi (Fia), come Eltif, fondi di private equity, fondi di private debt e fondi di credito.

Tra gli investimenti qualificati rientreranno non solo gli strumenti finanziari “classici”, ma anche fonti di finanziamento alternative al canale bancario, come la concessione di prestiti e l'acquisizione dei crediti delle imprese.

Infine, l'entità degli investimenti detassati salirà da 30mila a 150mila euro all'anno e da 150mila a 1,5 milioni complessivi.

Tutte le misure del decreto rilancio e il testo ufficiale

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